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Perché le impronte digitali sono diverse?

Le impronte digitali sono un segno di riconoscimento unico e personalissimo. Una seconda carta d’identità, che ci rende unici per tutta la vita.

Le impronte digitali di ognuno, si formano già nella vita intrauterina.

Già tra il sesto e l’ottavo mese sui polpastrelli dei feti vi sono le impronte che resteranno invariate per tutto il resto della vita, tutt’al più varieranno in grandezza, col crescere anche delle mani e dei polpastrelli in età adulta.

E proprio per questo che sono uniche, perché derivano da un mix tra genotipo e ambiente circostante.

Questo vuol dire che il patrimonio genetico pre-esistente viene influenzato da fattori casuali come la posizione che assume il feto all’interno dell’utero o i movimenti del liquido amniotico.

La storia delle impronte digitali

Si hanno prove che gli esseri umani riconoscono la particolarità delle impronte digitali da diversi secoli.

Sono state rinvenute delle tavolette incise dell’epoca dei babilonesi, che contenevano transazioni commerciali: su di esse sono state trovate impresse delle impronte che probabilmente venivano utilizzate come sigillo o come firma. Parliamo del 500 a.C. 

Un uso simile, più o meno nello stesso periodo, è stato rinvenuto anche nell’Antica Cina.

Ma bisognerà aspettare il 1600 circa per avere degli studi con una maggiore valenza scientifica sulle impronte digitali.

In particolare uno dei primi testi di dattiloscopia (come si chiama la scienza che studia, appunto, le impronte digitali) è del 1665, ad opera di Marcello Malpighi:De externo tactus organo anatomica observatio”.

Dopo circa 100 anni, quasi alla fine del 1700, furono individuate e descritte le caratteristiche ricorrenti nelle impronte, e si iniziò a capire che esse variavano da persona a persona.

Partendo da questo studio, furono implementati osservazione e classificazione di macro-tipologie di impronte digitali. La scoperta della loro unicità ha suggerito, già nel 1880, la possibilità di utilizzare le impronte per identificare e schedare i criminali. In questo senso furono utilizzate già a partire dall’inizio del ‘900.

In cosa consistono le impronte digitali?

Le impronte digitali sono i segni che assumono sui polpastrelli, cioè sull’ultima parte della falange di ogni dito, quell’insieme di creste e solchi della cute, che prendono il nome di dermatoglifi.

Per completezza e correttezza si deve dire che i dermatoglifi si trovano anche su tutto il palmo delle mani e sotto la pianta dei piedi, ma è dai polpastrelli che normalmente vengono rilevate, sfruttando il segno che le dita lasciano su una superficie, le impronte digitali.

Perché vengono utilizzate le impronte digitali?

Le impronte digitali hanno due caratteristiche in particolare che le rendono adatte alla identificazione personale.

Esse sono individuali.

Questo vuol dire che si tende ad affermare che le impronte digitali sono diverse da individuo ad individuo. Diventano per questo motivo un segno di riconoscimento identificativo univoco.

Ed è stato provato che nemmeno nel caso di identico corredo cromosomico ci possono essere delle impronte uguali tra due soggetti diversi. Cioè, finanche i gemelli monozigoti hanno dermatoglifi differenti. 

Questo perché, come si è avuto già modo di dire, i segni sui polpastrelli dipendono anche da fattori esterni che concernono la vita intrauterina.

Pertanto pur avendo la stessa catena di DNA, i gemelli hanno impronte diverse poiché diversa è l’influenza che, per esempio, la circolazione del liquido amniotico può provocare, creando solchi e creste in posizioni differenti.

Ovviamente tutto questo ha dei margini di errore, poiché è empiricamente impossibile provarlo con la sicurezza del 100%.

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Le impronte sono immutabili.

Esse cioè potrebbero essere rilevate già a partire dal momento della gestazione, in particolare già a partire dal periodo tra il sesto e l’ottavo mese di gravidanza sia hanno le impronte che resteranno immutate e immutabili per tutto il corso della vita di un essere umano.

Non è possibile modificarle nemmeno forzatamente.

Esse dipendono dalla conformazione dello strato sottostante quello esterno.

Lo strato più esterno prende il nome di epidermide, quello sottostante derma.

Pertanto anche se si subisce una ferita ad un dito, la pelle si rimarginerà formando esattamente gli stessi segni cutanei, perché essi dipendono non dalla epidermide, quanto piuttosto dalla composizione connettiva del derma.

 

 

Alcune curiosità sulle impronte digitali:

Di seguito alcune curiosità sulle impronte digitali.

  • Macro-classificazioni

Se è vero che le impronte digitali sono uniche e variano da persona a persona, è anche vero che grazie agli studi che sono stati fatti nel corso dei secoli si è giunti ad una classificazione. Esistono circa 7 diversi tipi di impronte: a spirale, misto, a occhio di pavone, ad arco, a cappio, a doppio cappio, ad arco a tenda.

  • Touch screen del cellulare

La tecnologia è arrivata ad un punto tale da consentire anche ad un cellulare con touch screen di utilizzare l’impronta per sbloccare schermo e app, in luogo di un codice di blocco.

  • Campi di applicazione

L’uso più comune della rilevazione delle impronte digitali è chiaramente quello ad uso delle forze di polizia per schedare i criminali.

Ma non deve trascurarsi che lo studio delle impronte digitali ha anche altri campi di applicazione, specialmente quelli più strettamente scientifici e medici.

Viene fatto uso della rilevazione dei dermatoglifi anche nel campo della antropologia, per esempio, ai fini della sistematica etnica, nonché per effettuare diagnosi di genetica umana.

  • Patologie e Sindrome di Down

Proprio grazie a questi studi, infatti, si è scoperto che molto probabilmente determinate tipologie di impronte digitali sono strettamente connesse ad alcune patologie, in particolare quelle legate alle malformazioni di origine cromosomica, come nel caso della Sindrome di Down.

  •  Mega database dell’FBI 

L’’FBI, negli USA, ha attualmente il più grande archivio mondiale di impronte digitali.

Esso conserva la rilevazione delle impronte di più di 40 milioni di esseri umani.

Per realizzare questo immenso database, che prende il nome di IAFIS (Integrated Automated Fingerprint Identification System) sono stati investiti quasi 700 milioni di dollari.

  • Impronte nel mondo animale

I Koala hanno delle impronte digitali non diverse da quelle degli esseri umani, anzi, tanto simili, quanto a tipologia, da poter addirittura ingenerare confusione.

In altre specie animali esistono degli aspetti fisici parimenti individualizzanti: è il caso del muso del leone. A quanto pare, infatti, gli schemi dei baffi dei leoni sono assolutamente unici, cambiando da felino a felino.

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