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Perché i bambini imparano meglio le lingue

È un fatto risaputo che i bambini apprendono le lingue più facilmente e in minor tempo rispetto agli adulti, ma pochi sanno che questo succede per una ragione scientifica.

Sono tantissimi gli studi che hanno cercato di spiegare perché i bambini imparino meglio le lingue, e pare che alla base di questo assunto ci sia un diverso utilizzo del cervello ad età diverse.

Come si sviluppa il cervello?

Si deve innanzitutto considerare che il cervello umano è una macchina perfetta, ma davvero assai complessa.

Nel cervello ci sono circa 100 miliardi di neuroni.

Ciascun neurone a sua volta ha mediamente 1000 sinapsi che servono a collegarlo agli altri neuroni. Facendo un breve calcolo, cioè moltiplicando tutti i neuroni per tutte le sinapsi, si può avere un calcolo approssimativo dei collegamenti che avvengono nel nostro cervello: parliamo di circa 100.000 miliardi di connessioni cerebrali.

Ma possedere miliardi di connessioni cerebrali non è l’unica caratteristica eccezionale di quest’organo umano.

Uno degli aspetti più incredibili, infatti, del nostro cervello consiste nel suo essere mutevole: gli esseri umani infatti sviluppano i vari collegamenti neuronali durante il periodo della crescita, cioè non ne sono dotati del tutto già dalla nascita. Un neonato, infatti, ha nel cervello solo quelle poche connessioni che sono essenziali e strettamente necessarie alla sopravvivenza fisica. Il cervello ha un fase di sviluppo incredibile nei primissimi anni di vita.

Man mano che il bimbo cresce, anche il cervello si sviluppa, ed aumenta non solo in termini di grandezza fisica dell’organo stesso, ma anche in termini di maggiore densità dei neuroni e delle loro interconnessioni. Quando arriva a 3 anni, il cervello di un bambino avrà raggiunto quasi completamente la dimensione massima, quella cioè che avrà una volta adulto.

Il cervello è suddiviso in varie regioni. La crescita e lo sviluppo di ciascuna di esse dipende anche da quanto viene stimolata: è attraverso la stimolazione, infatti, che le sinapsi creano nuovi collegamenti. Fino quasi ai 10 anni di vita si sviluppano molto velocemente tantissime sinapsi, che poi col tempo vengono sfrondate, cioè naturalmente eliminate.

Tutto questo processo di stimolazione, crescita e sfrondatura del superfluo determina non solo le capacità cognitive, ma anche la cosiddetta intelligenza emotiva, e cioè l’insieme di tutta l’affettività, le abilità e capacità sociali di ciascuno individuo.

 


Come apprendono le lingue i bambini?

Le lingue apprese dai bambini, in particolare nei primi tre anni di vita, si scolpiscono in un’area del cervello diversa da quella che viene interessata dall’apprendimento delle lingue in età adulta.

Tutto quello che ruota intorno ad una lingua, sia dal punto di vista fonologico che morfosintattico, viene cioè registrato in una zona del cervello che ricomprende la memoria implicita e a lungo termine: quindi una lingua appresa in questa età sarà percepita dal cervello umano come lingua madre, poiché resterà scolpita nella zona cerebrale che produce gli automatismi.

Questo procede fino agli 8 anni di vita: poi iniziando il processo di lateralizzazione della zona cerebrale dove si imprime il linguaggio, questa capacità diminuisce.

Da adulti, cioè, le regole linguistiche si imprimono in aree della corteccia cerebrale che sono ad uso della memoria esplicita e a breve termine. In esse le informazioni non sono richiamate automaticamente, ma attraverso un meccanismo conscio. Questo porta ad esprimersi in una lingua più lentamente, e con un accento più impreciso.

 

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Vari esperimenti scientifici

Sono stati effettuati numerosi esperimenti per studiare le differenze di apprendimento in età diverse.

  • Cornell University e Memorial Sloan-Kettering Cancer Center

In uno studio della Cornell University, insieme con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, sono stati confrontati 12 volontari con capacità di bilinguismo.

Sei volontari avevano appreso le due lingue sin dalla prima infanzia, perché avevano vissuto all’estero, o perché i genitori parlavano due differenti lingue; gli altri sei avevano appreso la seconda lingua in età adulta.

L’esperimento è stato effettuato attraverso una risonanza magnetica che ha evidenziato le diverse parti del cervello che venivano utilizzate dai due diversi gruppi di volontari.

Coloro che avevano appreso le due lingue nei primi anni di vita utilizzavano lo stesso circuito cerebrale. Gli altri avevano utilizzato un nuovo circuito per apprendere la nuova lingua: di qui lo sforzo maggiore per apprenderla ed esprimerla.

  • Studio di Patricia Kuhl

Un ulteriore studio è stato condotto da Patricia Kuhl, una neuroscienziata.

L’esperimento è consistito nel sottoporre dei bimbi statunitensi di 9 mesi all’ascolto per 5 ore consecutive, di un madrelingua di cinese mandarino.

Si è potuto constatare che successivamente quegli stessi bambini riuscivano a distinguere gli elementi fonetici appartenenti ad un’altra lingua.

Lo stesso risultato non si è ottenuto sottoponendo bambini della stessa età sempre all’ascolto dello stesso suono di madrelingua di cinese mandarino, ma questa volta utilizzando dvd e altri supporti audio.

Si è giunti quindi alla conclusione che al fine di imprimere al meglio le informazioni fonetiche, non solo è necessario farlo sin dai primi mesi di vita, ma occorre essere esposti al linguaggio naturale, poiché rende l’apprendimento più efficace.

 

 

  • Università di Washington

Un altro studio è andato oltre, giungendo ad altri risultati scientifici collegati sempre con l’apprendimento in età precoce di più di una lingua.

I ricercatori hanno fatto un esperimento su 16 bambini di 11 mesi; una metà erano di famiglie la cui lingua madre era l’inglese, mentre un’altra metà appartenevano a famiglia bilingue di inglese e spagnolo.

Sotto il monitoraggio di una magnetoencefalografia, i bambini sono stati sottoposti per 18 minuti all’ascolto di suoni di lingua inglese e spagnola.

Le aree del cervello che si attivavano, secondo quanto constatato dagli scienziati, erano differenti nei due gruppi.

Il cervello dei bambini con bilinguismo è risultato più attivo, coinvolgendo l’attività cerebrale anche delle zone che vengono normalmente associate al controllo delle funzioni esecutive e cognitive in generale. Sono emerse delle differenze che coinvolgono la fase dell’elaborazione dei suoni appartenenti alla seconda lingua. Il cervello dei bimbi bilingue è risultato essere più attivo.

Quindi già a partire dagli 11 mesi è possibile notare una differenza di capacità di apprendimento delle lingue, tra chi le ha ascoltate da sempre e chi no.
In base a questi studi, quindi, addirittura sarebbe consigliabile dare inizio all’apprendimento di una seconda lingua, già a partire dagli 11 mesi, per avere risultati ottimali, anche a livello cognitivo.

 

  • Istituto Scientifico Universitario “San Raffaele”

Il collegamento tra apprendimento delle lingue in tenera età e sviluppo cognitivo è stato confermato da uno studio effettuato dall’Istituto Scientifico Universitario “San Raffaele”.

A quanto pare, le persone che hanno conosciuto più di una lingua, fin dalla nascita, sono capaci di prendere decisioni più velocemente, perché possono sicuramente contare su uno sviluppo maggiore di zone della corteccia cerebrale che interessano la capacità di prendere decisioni rapidamente.

Inoltre imparare più di una lingua vuol dire avere, non solo una maggiore capacità di risolvere i problemi, ma anche una maggiore creatività, nonché una maggiore abilità nel pensiero astratto.

 

 

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